Ed era così. D’improvviso il
cielo diventa nero. Caspita, tra poco piove. Ti è mai successo di pensare alle
gocce? Ti è mai successo di pensare che abbiano vita, Che siano animate, che
abbiano cuore, anima, stomaco? Io ci penso spesso e, accidenti quanta vita!
Quale viaggio miracoloso devono fare! Sono tutte bagnate, ed il loro viaggio è
immenso. Fuori dall’atmosfera fino al suolo. Velocità massima. Quanta
adrenalina in quei corpi pieni di acqua e privi di tatto! Come potranno
decidere il loro posto, vicino a quale altra goccia stare? Si conoscono subito,
loro, appena nate e già pronte per morire. Un viaggio solo verso il niente.
Pensa al tuo cervello, a quale reazione potrebbe avere in un viaggio di quasi
dodici chilometri con accelerazione negativa pari a 2g. Si farebbe poltiglia di
un posacenere pieno di erba fumata. Quello delle gocce no. Lui aumenta ogni
tipo di tachicardia e le mette tutte alle strette. Maledette. In questo viaggio
dove trovano la vita, quali discorsi, quanti dialoghi, che voglia di fare. E
nemmeno un abbraccio. Penso che morirei, per un abbraccio. A differenza dei
baci ti fa capire quanto una persona può esserti vicino, anche in un caldo
giorno di sole. Sempre veloci, le gocce riescono abbastanza presto a capire che
il loro destino è davvero misero e triste. Lo schianto sarà loro fatale. Che sia cemento, acqua, prato o neve. La fine
è la cosa più importante. La prima cosa che vedranno in fondo alla folle corsa.
Poco tempo per stringere conoscenza ed ecco, ecco che il sentimento si fa vivo,
mentre il vento culla i loro movimenti e decide chi deve stare davanti e chi
dietro. Miliardi di gocce d’acqua. Particelle divine che ora provano amore,
per la loro goccia vicina. Provano
questo sentimento divino, in modo sferzante, tanto da decidere se possibile di
morire prima. Morire per amore, creando inutilmente una protezione che non
salverà la goccia tanto amata. Perché l’asfalto è duro, forse troppo per
salvare delle vite. Ci riusciresti mai? Morire per amore senza nemmeno un
bacio, senza aver consumato nemmeno la pelle. Senza niente. Coi muscoli tesi
per la caduta e la velocità. Quanto altruismo in queste gocce! L’essere umano
non lo proverebbe neanche sotto modifica genetica. Fuori dalla sfera del globo,
effusioni amorose di giovani e audaci gocce che iniziano a vedere il cupo
cielo. Ecco arriva l’alba. Meravigliosa. Quanti colori, quanto andiamo veloci.
Quanto ti amo. Siamo talmente vicine da fonderci. Invece no. Il vento ci
allontana. Chissà. Quante cose si diranno queste nostre gocce, vivendo, amando,
morendo. Come un ciclo naturale. La loro breve ed entusiasta vita. La città
inizia a farsi viva. Luci e suoni. Turbe mentali. Ed è proprio in questo
istante, credo, che le gocce dichiarano il loro amore più vivo, semplicemente
perché diventa a loro palese il fatto di dover morire stese al suolo. Qualsiasi
suolo sia, è sempre più vicino. Ma nessun grido. Il cuore non è mai stato più
vivo. Invidio quanta felicità devono provare, morendo sicuro, con la goccia che
amano. Morire si. Ma col cuore vivo. E il sorriso dentro la testa. Non è di
certo per tutti. Mentre me ne resto seduto a fumar nei giorni di pioggia,
guardo dal vetro. Fa rumore tutto quel muro d’acqua. Ma ora è più chiaro il
seme della mia tristezza. La loro morte, per la mia vita. Non è solo fumo
denso. Il mistero di una vita celato in pochi istanti. Non ci penso mai. Poi ci
penso spesso. Potrei mai amare così? Potrebbe il mio immenso cuore non annusare
capelli e profumi di pelle e provare quell’immenso sentimento? La realtà è che
risposta non c’è. Le situazioni come le caramelle. Se non le provi non sai come
vanno. E mentre mi lamento delle prime rughe e di quanto ogni giorno mi consumo
le dita, ecco che le gocce riprendono a battere terreno. Sono frecce dentro il
mio stomaco. Artiglieria pesante da mandar giù. Amore sangue e morte. Niente
caffè al bar. Ti alzi il mattino, ti metti due cose, poi esci di casa. Devi
amare e poi morire mia piccola goccia che batti sui vetri della mia stanza. Ne
ho viste un sacco morire. Non smetterò mai di vederne. Che triste spettacolo la
vita. Meraviglioso cuore in un nero vestito. Mi consolo con dei bicchieri. Le
gocce dentro il vetro non muoiono subito: qualche minuto di agonia, poi
l’arsura. Poi il dolore.
Ecco. Ora non posso più amare come prima. Il mio amore è
limitato. Mi sembra evidente.
Nessun commento:
Posta un commento