martedì 24 luglio 2012

Siamo Solo Lenti. Nel Cercare Amore.


Ed era così. D’improvviso il cielo diventa nero. Caspita, tra poco piove. Ti è mai successo di pensare alle gocce? Ti è mai successo di pensare che abbiano vita, Che siano animate, che abbiano cuore, anima, stomaco? Io ci penso spesso e, accidenti quanta vita! Quale viaggio miracoloso devono fare! Sono tutte bagnate, ed il loro viaggio è immenso. Fuori dall’atmosfera fino al suolo. Velocità massima. Quanta adrenalina in quei corpi pieni di acqua e privi di tatto! Come potranno decidere il loro posto, vicino a quale altra goccia stare? Si conoscono subito, loro, appena nate e già pronte per morire. Un viaggio solo verso il niente. Pensa al tuo cervello, a quale reazione potrebbe avere in un viaggio di quasi dodici chilometri con accelerazione negativa pari a 2g. Si farebbe poltiglia di un posacenere pieno di erba fumata. Quello delle gocce no. Lui aumenta ogni tipo di tachicardia e le mette tutte alle strette. Maledette. In questo viaggio dove trovano la vita, quali discorsi, quanti dialoghi, che voglia di fare. E nemmeno un abbraccio. Penso che morirei, per un abbraccio. A differenza dei baci ti fa capire quanto una persona può esserti vicino, anche in un caldo giorno di sole. Sempre veloci, le gocce riescono abbastanza presto a capire che il loro destino è davvero misero e triste. Lo schianto sarà loro fatale.  Che sia cemento, acqua, prato o neve. La fine è la cosa più importante. La prima cosa che vedranno in fondo alla folle corsa. Poco tempo per stringere conoscenza ed ecco, ecco che il sentimento si fa vivo, mentre il vento culla i loro movimenti e decide chi deve stare davanti e chi dietro. Miliardi di gocce d’acqua. Particelle divine che ora provano amore, per  la loro goccia vicina. Provano questo sentimento divino, in modo sferzante, tanto da decidere se possibile di morire prima. Morire per amore, creando inutilmente una protezione che non salverà la goccia tanto amata. Perché l’asfalto è duro, forse troppo per salvare delle vite. Ci riusciresti mai? Morire per amore senza nemmeno un bacio, senza aver consumato nemmeno la pelle. Senza niente. Coi muscoli tesi per la caduta e la velocità. Quanto altruismo in queste gocce! L’essere umano non lo proverebbe neanche sotto modifica genetica. Fuori dalla sfera del globo, effusioni amorose di giovani e audaci gocce che iniziano a vedere il cupo cielo. Ecco arriva l’alba. Meravigliosa. Quanti colori, quanto andiamo veloci. Quanto ti amo. Siamo talmente vicine da fonderci. Invece no. Il vento ci allontana. Chissà. Quante cose si diranno queste nostre gocce, vivendo, amando, morendo. Come un ciclo naturale. La loro breve ed entusiasta vita. La città inizia a farsi viva. Luci e suoni. Turbe mentali. Ed è proprio in questo istante, credo, che le gocce dichiarano il loro amore più vivo, semplicemente perché diventa a loro palese il fatto di dover morire stese al suolo. Qualsiasi suolo sia, è sempre più vicino. Ma nessun grido. Il cuore non è mai stato più vivo. Invidio quanta felicità devono provare, morendo sicuro, con la goccia che amano. Morire si. Ma col cuore vivo. E il sorriso dentro la testa. Non è di certo per tutti. Mentre me ne resto seduto a fumar nei giorni di pioggia, guardo dal vetro. Fa rumore tutto quel muro d’acqua. Ma ora è più chiaro il seme della mia tristezza. La loro morte, per la mia vita. Non è solo fumo denso. Il mistero di una vita celato in pochi istanti. Non ci penso mai. Poi ci penso spesso. Potrei mai amare così? Potrebbe il mio immenso cuore non annusare capelli e profumi di pelle e provare quell’immenso sentimento? La realtà è che risposta non c’è. Le situazioni come le caramelle. Se non le provi non sai come vanno. E mentre mi lamento delle prime rughe e di quanto ogni giorno mi consumo le dita, ecco che le gocce riprendono a battere terreno. Sono frecce dentro il mio stomaco. Artiglieria pesante da mandar giù. Amore sangue e morte. Niente caffè al bar. Ti alzi il mattino, ti metti due cose, poi esci di casa. Devi amare e poi morire mia piccola goccia che batti sui vetri della mia stanza. Ne ho viste un sacco morire. Non smetterò mai di vederne. Che triste spettacolo la vita. Meraviglioso cuore in un nero vestito. Mi consolo con dei bicchieri. Le gocce dentro il vetro non muoiono subito: qualche minuto di agonia, poi l’arsura. Poi il dolore.
Ecco. Ora non posso più amare come prima. Il mio amore è limitato. Mi sembra evidente.

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